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BUONA SCUOLA.

Allarme di Anief: "Niente diploma per disabili e autistici con il nuovo decreto"

Niente più diploma per gli alunni autistici e disabili, qualora passasse il decreto legislativo sulla valutazione. A lanciare l’allarme, al quale si associa l’Anief, sono esperti della materia che puntano l’indice contro la riforma del sostegno: “La delega sul decreto attuativo della legge 107/15 (la cosiddetta Buona scuola, ndr), sulle nuove norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, approvata sabato scorso dal Consiglio dei ministri, contiene una brutta sorpresa per i titoli di studio da assegnare agli alunni autistici e disabili”, afferma il sindacato, in una nota.

Spariscono, stando a quanto sostiene l’Anief, le prove differenziate, introdotte dalla legge “faro” per i diritti dei disabili, la 104/1992: “L’articolo 16 di tale legge prevedeva, per gli alunni disabili, delle prove differenziate, "equipollenti e tempi più lunghi per l’effettuazione delle prove scritte o grafiche e la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione", e la loro valutazione "sulla base del piano educativo individualizzato" con discipline per le quali "siano stati adottati particolari criteri didattici, quali attività integrative e di sostegno svolte, anche in sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline". Raggiungendo gli obiettivi previsti dal proprio piano educativo individualizzato e migliorando le proprie capacità conoscitive, l’alunno avrebbe conseguito anche il diploma.

Con il decreto sulla nuova valutazione degli alunni approvato dal Governo, nella sezione riservata alla “valutazione degli alunni con disabilità e disturbi specifici di apprendimento” (articolo 12, comma 5) si parla, fa presente il sindacato, di prove d’esame “equipollenti a quelle ordinarie” e valide ai “fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale”. Se non si raggiungono gli obiettivi minimi nazionali, l’alunno non ha possibilità di conseguire il titolo di studio, ma solo un attestato di frequenza.

“Questo non ci convince affatto”, commenta sul sito specializzato Per noi autistici l’avvocato Salvatore Nocera, esperto di disabilità e di diritti delle persone che ne sono coinvolte. Nocera si sofferma criticamente sulla delega riguardante in modo diretto la riforma del sostegno, che “non realizza molti degli obiettivi che si era posto: la formazione dei docenti curricolari sulla didattica speciale non c’è. La continuità didattica neanche. Le risorse mancano. Addirittura, con una gran ‘furbata’, si innalza il tetto massimo del numero di alunni in presenza di un compagno disabile da 20 a 22, peraltro senza porre alcun limite alle possibili "eccezioni". Che vuol dire, in qualche modo, via libera a classi più numerose, se non "pollaio", anche quando ci sia tra i banchi uno o più alunni con disabilità, anche grave”. Infine, c’è quella che l’avvocato considera una “trappola”, quale è il decreto sulla valutazione degli studenti, perché appunto “elimina la possibilità, per disabili intellettivi, autistici e pluri minorati, di conseguire il diploma”.

Dello stesso pensiero è Flavio Fogarolo, già referente per la disabilità dell’Ufficio scolastico territoriale di Vicenza, che commentando la delega sulla “valutazione degli alunni con disabilità e disturbi specifici di apprendimento”, attraverso la rivista Superando, parla di stravolgimento dell’articolo 9 del Dpr 122/09 e di “‘colpo basso’ ai ragazzi con disabilità che frequentano le scuole medie” e di “grave e inaccettabile passo indietro per gli alunni con disabilità, perché toglie loro la possibilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e introduce il concetto di equipollenza, finora valido solo nella scuola secondaria di secondo grado”.

Paradossalmente, il decreto mostrerebbe una maggior apertura verso gli studenti disabili delle scuole superiori, a cui non sarebbe precluso il diploma di maturità. “Ma forse il "diavoletto" che fa prendere cantonate per l’uso frettoloso del "copia e incolla" si annida anche nei computer dell’ufficio legislativo del ministero e non solo dentro ai nostri. Se è così, si fa presto a correggere. Altrimenti, se al Governo pensano veramente di rimangiarsi in questo modo decenni di integrazione scolastica, almeno spieghino perché”, conclude l’esperto di disabilità della Regione Veneto.

“Il nostro sindacato – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si unisce alla richiesta degli addetti ai lavori, che conoscono da vicino le problematiche dei giovani con limiti certificati di apprendimento, chiedendo alle commissioni di Camera e Senato di provvedere alle modifiche necessarie a non ledere i diritti dei disabili: lo Stato deve permettere loro di esprimere al meglio le potenzialità e conoscenze acquisite in ambito scolastico, senza porre inutili e discriminanti paletti normativi. Sulla continuità didattica, infine, non ci sono altre soluzioni se non quella di spostare in organico di diritto gli attuali 40mila posti di sostegno collocati in deroga. È chiaro che qualora vi siano norme approvate con superficialità – conclude Pacifico – vanno senz’altro modificate, altrimenti spetterà al giudice metterci mano”.

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